WILD Dornstedt

Nasce a Genova il 26 marzo 1946 da madre spagnola nonno materno francese e padre tedesco.
Mantiene la nazionalità tedesca.
Nel 1961 per circostanze familiari sfavorevoli si reca a Parigi, ospite di una parente, Sophie; Artista e frequentatrice del mondo intellettuale dell’epoca. Lei diviene mentore e Musa ed eccezionalmente, amante. All’epoca, nonostante i suoi quindici anni, viene da lei introdotto nel gotha dell’effervescenza culturale francese. Auditore delle conversazioni di Sartre, Simone De Beauvoir, André Breton e altri personaggi che si intrattenevano con lei, matura precocemente, cercando di dare un senso alla vita, senza averlo tuttora trovato.
Questo humus nutre il demone dell’arte e della scrittura che albergano in lui ed egli s’immerge in esse, dedicando il suo primo dipinto a olio proprio a colei che ammira. Dipinto mai venduto e tuttora in suo possesso, denominato: “Sophie“. Le fitte, ambigue frequentazioni femminili che lui e la compagna intrattengono assieme, divengono l’argomento delle sue opere, tracciando definitivamente il suo percorso pittorico e letterario tuttora mai abbandonato. In quel fecondo periodo creativo, produce moltissimi lavori visivi e letterari (prose d’amore), venduti per pochi denari a privati che estimavano la sua particolare empatia rivolta esclusivamente al mondo femminile.
La convivenza con l’eclettica, carismatica compagna, nel prosieguo del loro rapporto diviene difficilissima da gestire; lei, sovente offuscata da “fumo”, alcool e assenzio, disinibitamente soddisfa il proprio voyerismo, “prestando” il giovane compagno a occasionali amanti, per poi, con la rarefazione delle obnubilazioni, appagare un’irrazionale gelosia con selvagge violenze fisiche.
Questa burrascosa routine, dominata dall’adulta possessiva e manesca, lo induce, all’età di diciassette anni ad abbandonarla e a reinventarsi un proprio futuro.
Si reca in Italia, dapprima a Genova dove grazie al mecenatismo di Rinaldo Rotta che apprezza i suoi dipinti, rappresenta un valido sostegno economico. Attraverso la stimata Galleria conosce diversi artisti, tra cui l’esordiente Pistoletto, l’ammirato Monory e molti altri, italiani e stranieri. A Milano frequenta la Statale di Dorfles, suo illuminato Maestro e li conosce Giulia e Annamaria, due giovani universitarie di ventidue anni, alle quali si unirà in armoniosa convivenza, frequentando con loro la facoltà di filosofia e l’ambiente di Brera, beneficiando così di un più sereno rapporto affettivo. Questo triangolo stimola ancor più la sua creatività e anche la casa del periodo milanese diviene fucina di molti suoi dipinti e scritti che, grazie alla generosità di belle e facoltose Signore milanesi, gli permette di mantenersi autonomamente. Due anni fecondi, dopo i quali, trasferitosi a Pisa, svolgerà un’attività professionale meno bohémienne ma più stabile. Lì conosce la gallerista Jolanda Pietrobelli, titolare del “Prato dei Miracoli”, che lo stimola a presentare al vasto pubblico le sue opere. Oltre ad esporle nella sua galleria, dopo una seria selezione fatta dall’allora Direttore del Salone D’Autunno di Parigi, lo scultore Adami, nell’ottobre del 1977 vengono presentate in quella prestigiosa sede, proseguendo l’esposizione al Salone di Primavera e Al salone delle Arti Nuove; partecipa al Premio Villa Alessandra, dove vince nella sezione dedicata alla pittura. Lascia poi Pisa, dedicandosi nuovamente all’arte in Germania, Belgio e Danimarca, quindi, rientra definitivamente a Milano, riapparendo al pubblico locale con esposizioni in alcune gallerie cittadine.
Disdegna i riflettori e le sue tele: “Arte insolita e impudica appartenente a una cultura eudemonistica” come il Dorfles la definì, si diffondono silenziosamente ovunque nell’ovattata intimità di residenze di intellettuali, che non acquistano “Firme” dall’incomprensibile significato ma espressione di una realtà che non necessita interpretazioni. L’incomparabile realismo di Artemisia Gentileschi, che pur violata e ferita ha tramandato la sua grazia e bellezza al futuro, ispira il suo lavoro.

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